<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-825671952251101190</id><updated>2012-02-16T01:23:13.216-08:00</updated><title type='text'>PrePrint</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://preprint01.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://preprint01.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>PrePrint</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12366782453684261455</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>4</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-825671952251101190.post-7046799833475778760</id><published>2007-11-20T15:11:00.000-08:00</published><updated>2007-11-20T15:12:37.262-08:00</updated><title type='text'>Divenire metropoli</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0Np2szbbQI/AAAAAAAAACE/JiKHPRHxEWY/s1600-h/alberiblog.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0Np2szbbQI/AAAAAAAAACE/JiKHPRHxEWY/s400/alberiblog.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135064388593216770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il gusto dell’azzardo, di una scommessa insieme politica e culturale: partiamo da qui, per riaprire un ragionamento su Bologna. Non siamo insensibili alla cronaca politica cittadina. Ci siamo battuti contro il “modello Cofferati”, lo abbiamo subito sulla nostra pelle. Non abbiamo accettato gli sgomberi e abbiamo denunciato la miseria delle retoriche della sicurezza e della legalità, schierandoci senza indugi a fianco di coloro che ne venivano colpiti. Continueremo a farlo. Ma vogliamo andare oltre. Per questo scommettiamo: scommettiamo sul fatto che quelle retoriche coprano il nulla, che chi le ha promosse sia destinato a esserne travolto, che Bologna viva una crisi a cui nessuna delle forze politiche cittadine pare in grado di offrire una soluzione.&lt;br /&gt;È la crisi seguita al lento consumarsi di un progetto di città costruito nei lunghi decenni del dopoguerra all’insegna di uno specifico riformismo.&lt;br /&gt;Il ’77 l’aveva annunciata, gli anni Ottanta e Novanta l’hanno portata a definitiva maturazione. Guazzaloca e Cofferati sono stati soltanto due volti di questa crisi, capaci certo di ammiccare a interessi di bottega diversamente qualificati ma non di proporre una diversa immagine di sistema urbano e metropolitano.&lt;br /&gt;Nel vuoto di progetto hanno finito per riguadagnare spazi perfino le gerarchie cattoliche, promuovendo una restaurazione culturale che ha reso ancor più cupa e decadente l’atmosfera di crisi che la città sta vivendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una diversa immagine di sistema urbano e metropolitano, abbiamo detto.&lt;br /&gt;Da tempo insistiamo sul fatto che la metropoli è il terreno decisivo su cui si giocano i conflitti del presente, e nelle prossime settimane proporremo proprio a Bologna un appuntamento seminariale su questa ipotesi.&lt;br /&gt;Ma che cosa è oggi la metropoli? È la forma specifica, per dirla in modo semplice, attraverso cui un territorio determinato si apre al mondo, sotto il profilo culturale non meno che economico. Ma al tempo stesso la metropoli è realtà e virtualità, attualità e potenza. Perché un territorio divenga metropoli, l’apertura al mondo deve vivere nella cooperazione sociale e negli immaginari, nei comportamenti, nei bisogni e nei desideri che lo investono.&lt;br /&gt;Saperi e competenze sedimentati nel tempo, reti e risorse materiali e immateriali, una gigantesca accumulazione di capitale culturale e sociale oltre che economico rientrano tra gli elementi di virtualità senza cui non si può immaginare il divenire metropoli di un territorio. La produzione della forma metropoli – nonché dell’enorme valore aggiunto che sotto il profilo economico a essa si accompagna – è l’esito di una traduzione in progetto complessivo di questi elementi di virtualità. Conosciamo la realtà della metropoli contemporanea a livello planetario, pur nella straordinaria varietà di forme in cui si presenta: laddove è pienamente dispiegata, si definisce all’incrocio tra la miseria degli slum e lo scintillio dei centri direzionali in cui si annodano i fili del comando sull’economia mondiale.&lt;br /&gt;E sappiamo bene quanta violenza è all’opera nei dispositivi di sfruttamento e dominio che innervano la specifica traduzione progettuale da cui scaturisce questa realtà metropolitana, al tempo stesso icona e decisivo momento di articolazione del capitale globale. Laddove la forma metropoli è data, in ogni caso, una realtà nuova della lotta di classe emerge, investendo potenzialmente ciascuno dei dispositivi di dominio e di sfruttamento che la attraversano e ponendo come compito fondamentale una diversa qualificazione politica – una diversa appropriazione – del terreno comune che la metropoli comunque rappresenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non siamo né a New York né a Shanghai, ma vale la pena di domandarsi:&lt;br /&gt;Bologna è una metropoli? Proviamo a rispondere in modo provocatorio: non lo è nella realtà, lo è in potenza. Gli elementi di virtualità di cui parlavamo sono dati nel territorio bolognese: il lavoro cognitivo in formazione e formato che ruota attorno all’università da una parte, il lavoro migrante che sostiene la produttività dell’industria e dei servizi dall’altra ne costituiscono eccellenti esemplificazioni. Sotto il profilo degli stili di vita, di una produzione artistica e culturale che attraversa anche gli spazi sociali autogestiti e i luoghi del “movimento”, Bologna è concretamente immaginata e vissuta come una metropoli. Considerati attraverso il prisma di questa immaginazione e di questa vita, risaltano ancora di più la miseria delle retoriche pubbliche e il vuoto di progetto delle istituzioni. Precarietà e controllo non sono certo prerogative di Bologna: ma qui sono rese ancora più insopportabili dalla sproporzione tra la ricchezza della città e il grigiore del quotidiano. Proviamo allora a giocare d’anticipo: proviamo ad assumere il divenire metropoli di Bologna come terreno di movimento. Esercitiamo, senza smarrire il filo delle lotte e dei conflitti che attraversano la città, una nuova forma di immaginazione urbanistica e cartografica.&lt;br /&gt;Disegniamo, inventiamo la nostra città consapevoli del fatto che altri disegni, a noi ostili, sono in campo, ma cogliendo al tempo stesso l’occasione rappresentata dall’assenza di un’ipotesi forte capace di sintetizzarli in una figura unitaria. Non possiamo che partire da qualche analisi parziale dei terreni su cui la virtualità del divenire metropoli di Bologna si esprime. Ma non è che l’inizio: meglio ancora, è solo una proposta di metodo che speriamo sia raccolta e fatta propria da una pluralità di soggetti che condividono con noi non soltanto il rifiuto della miseria del presente ma anche il desiderio di appropriarsi del futuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/825671952251101190-7046799833475778760?l=preprint01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://preprint01.blogspot.com/feeds/7046799833475778760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=825671952251101190&amp;postID=7046799833475778760' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/7046799833475778760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/7046799833475778760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://preprint01.blogspot.com/2007/11/divenire-metropoli_20.html' title='Divenire metropoli'/><author><name>PrePrint</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12366782453684261455</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0Np2szbbQI/AAAAAAAAACE/JiKHPRHxEWY/s72-c/alberiblog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-825671952251101190.post-2796475528738411299</id><published>2007-11-20T15:09:00.000-08:00</published><updated>2007-11-20T15:11:32.830-08:00</updated><title type='text'>Il campo di battaglia conta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0Npm8zbbPI/AAAAAAAAAB8/rauTtFhVyLk/s1600-h/uccelliblog.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0Npm8zbbPI/AAAAAAAAAB8/rauTtFhVyLk/s400/uccelliblog.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135064118010277106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Bologna sta cambiando, lo dicono più o meno tutte le istituzioni della società politica, cioè quella parte parassitaria e socialista (o anticomunista) che da trent’anni è severo custode della sovranità nel territorio.&lt;br /&gt;In qualche maniera questi Luigi XVI hanno ragione, anche se, a nostro parere, percepiscono l’inizio di un terremoto, ma non le cause dello smottamento.&lt;br /&gt;Bologna è cambiata lungo due direttrici, la prima delle quali è il suo sviluppo definitivamente orrizontale e regionale che l’ha portata ad integrarsi con paesi e quartieri che impriopriamente vengono definiti periferia.&lt;br /&gt;Secondo questa dimensione d’analisi Bologna è già metropolitana, cross point di un territorio distribuito ma integrato.&lt;br /&gt;Ma c’è di più. Dalla fine degli anni ’70 Bologna ha decisamente messo in crisi le sue fabbriche. Per lunghissimo tempo sindacato e partito hanno descritto Bologna come isola felice, la cui circonferenza era composta dalle fabbriche (dalla GD alla Casaralta, dalla Sabiem alla Breda Menarini) nella quale una classe operaria tecnicamente specializzata e politicamente massa era diventata governo.&lt;br /&gt;Per lungo tempo siamo stati sospesi tra un non più ed un non ancora, ma l’ambiguità ormai è finita: a Bologna il ciclo meccanico è stato integrato in un nuovo, più ampio e tendenzialmente egemonico, paradigma produttivo che per semplicità chiamiamo era del proletariato immateriale.&lt;br /&gt;In esso il linguaggio la merce prodotta, la relazione il flusso logistico, la governance il modello organizzativo, l’Università (nella sua connotazione più estesa e sociale) la sua prima ed ultima grande fabbrica.&lt;br /&gt;Questo non ci porta a pensare che le nuove contraddizioni tra capitale e lavoro siano divenute leggere e felici: esse, al contrario, sono sempre più feroci e dure, così come le condizioni del lavoro vivo sono sempre più concretamente materiali e dure.&lt;br /&gt;La cifra del nuovo ciclo, però, è la rottura con la fisicità della merce prodotta e l’aumento enorme di sapere vivo nel processo produttivo complessivo ed in ogni suo frammento.&lt;br /&gt;Nel 2007 l’egemonia economica del lavoro immateriale è già realtà e costituisce, ora e per il futuro, il carattere metropolitano della città. Proprio per questo, oggi attraversare una metropoli è attraversare una fabbrica immateriale.&lt;br /&gt;Se questo è allora possiamo definitivamente leggere il politico con gli occhi del presente perchè come “l’egemonia dell’operaio sulla fabbrica era stata costruita nel progetto comunista, così l’egemonia del lavoro immateriale e della moltitudine cognitiva, della metropoli, può essere costruita, dentro e contro il progetto di produzione, nel comune”.&lt;br /&gt;Cominciamo quindi con il notare che i nuovi laboratori politici della città hanno trovato sede proprio nelle spazialità abbandonate dal vecchio ciclo di accumulazione: le nuove soggettività si sono appropriate dei laboratori dei vecchi rentier ricombinandoli in spazi di organizzazione del lavoro vivo metropolitano.&lt;br /&gt;Se potessimo guardare dall’alto la topologia dei Centri Sociali di Bologna degli ultimi dieci anni potremmo vedere che essi hanno costituito una metaforica cintura della città, come nuove fortificazioni di un nuovo assedio verso il centro.&lt;br /&gt;Essi rappresentano l’esperimento più avanzato della ricerca del politico comune  per il nuovo lavoratore collettivo, costituendo esempi di spazio pubblico e di nuova cittadinanza nella quale vita, sapere e desiderio si concatenano per ripensare la metropoli.&lt;br /&gt;Spesso i Centri sociali sono anche una camera di decompressione delle violenze della fine del ciclo fordista: l’aiuto nella ricerca di accesso al reddito, i servizi mutuali di autoassegnazione di case e le pratiche di autoriduzione hanno rappresentato l’embrione metaforico di un nuovo welfare municipale.&lt;br /&gt;La dimensione metropolitana della città impone ora la ricerca di un nuovo inizio all’altezza dei tempi. Appare infatti necessario l’apertura di un nuovo cantiere di progettazione che assuma fino in fondo la centralità produttiva del lavoro immateriale sullo sfondo del divenire metropoli di Bologna.&lt;br /&gt;La sfida che tutti e tutte abbiamo di fronte è quella di capire come si costituisca l’agenda ed il programma, cosa significhi la ricerca del comune e l’organizzazione all’interno di un frame politico- sociale così ricco di differenze.&lt;br /&gt;Potremmo anche dire che il punto di partenza è il riconoscimento dell’enorme potenza sovversiva che possiede ed innerva la moltitudine produttiva nella metropoli e il parrassitismo dei nuovi rentier.&lt;br /&gt;Il processo di ricerca non può essere astratto, ma va vissuto partendo dall’accumulo soggettivo che le lotte ci hanno lasciato: cominciamo a riconoscere come gli spazi nella metropoli siano nuovi laboratori politici.&lt;br /&gt;I Centri sociali stanno diventando i luoghi di trasformazione della città, luoghi comuni per connettere socialmente le migliaia di nuovi produttori immateriali, oltre e contro il lavoro, ma anche sapendo valorizzare i saperi e gli strumenti del lavoro.&lt;br /&gt;Secondo questa prospettiva i Centri possono essere il blog central della metropoli, della quale divengono i punti di approdo concreti e materiali per trasformare il presente. Centro sociale, infatti, è la scommessa mai risolta e sempre nuova di capire come sia possibile connettere le nuove forme del lavoro, gli effetti (nuovi e del tutto drammatici) della separazione del denaro guadagnato dal tempo lavorato, dei diritti dalla legge che si fa norma, della vita dal comando.&lt;br /&gt;Se potessimo usare una nuova e più estrema metafora, gli spazi sociali sono gli studi dei nuovi architetti ed urbanisti della metropoli che hanno il compito di interpretarne la stupefacente complessità, di leggerne l’eccendenza rispetto ai dispositivi di inclusione, cioè di valorizzazione, e di controllo biopolitico, cioè di polizia sul bios, di disegnare la nuova opera d’arte: pianificare la via di fuga, strutturare l’esodo e garantirne la protezione.&lt;br /&gt;I nuovi attori della trasformazione metropolitana sono artisti in quanto sanno creare l’anomalia della rottura dove la normalità è lo sfruttamento, ed artigiani in quanto ogni loro opera è sempre diversa, non diviene mai industriale, ma è sempre singolare ed originale.&lt;br /&gt;Potremmo dire che parlare alla moltitudine nella metropoli voglia dire produrre atti artistici esemplari nel conflitto sociale, volendo così riassumere la necessità di esemplificare la rivoluzione nella complessità e l’obbligo di parlare a molti e differenti, sapendo quindi tradurre ciò che razionalità e molteplicità possono nascondere.&lt;br /&gt;I Centri Sociali possono finalmente essere le basi dalle quali partire per inchiestare la città, cartografare le soggettivà, sognare la fine della miseria del presente proprio lì , all’incrocio tra sapere e vita.&lt;br /&gt;Proviamoci e prepariamo i piani d’attacco,&lt;br /&gt;Il campo di battaglia conta qua a Bologna!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/825671952251101190-2796475528738411299?l=preprint01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://preprint01.blogspot.com/feeds/2796475528738411299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=825671952251101190&amp;postID=2796475528738411299' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/2796475528738411299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/2796475528738411299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://preprint01.blogspot.com/2007/11/il-campo-di-battaglia-conta_20.html' title='Il campo di battaglia conta'/><author><name>PrePrint</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12366782453684261455</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0Npm8zbbPI/AAAAAAAAAB8/rauTtFhVyLk/s72-c/uccelliblog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-825671952251101190.post-8910048862384351531</id><published>2007-11-20T15:07:00.000-08:00</published><updated>2007-11-20T15:09:39.749-08:00</updated><title type='text'>Bologna vista da via Zamboni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0NpH8zbbOI/AAAAAAAAAB0/yIvMZ3EyJcw/s1600-h/passiblog.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0NpH8zbbOI/AAAAAAAAAB0/yIvMZ3EyJcw/s400/passiblog.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135063585434332386" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel mezzo di ogni attimo la percezione si fa corpo: trattiene il frammento di un flusso, ne ritaglia una porzione. Al contempo reinventa, si esprime, crea.&lt;br /&gt;Circuiti comunicativi innervano Bologna, la ricreano continuamente nella materialità degli stili e delle immagini. Chi ci abita li vive, chi ne è lontano ne sente l’eco.&lt;br /&gt;La Bologna dell’innovazione politica e della sperimentazione artistica e culturale è una creazione collettiva. Può esistere solo in uno spazio pubblico, non perimetrabile, costitutivamente aperto ed attraversabile:&lt;br /&gt;l’innovazione di qualsiasi sapere è sempre un’esercizio comune, una pratica  dell’intellettualità diffusa.&lt;br /&gt;Inutile dire quale sia il ruolo della composizione studentesca all’interno del tessuto metropolitano, quale ricchezza espressiva rappresentiamo.&lt;br /&gt;La costruzione del nostro vivere, le nostre forme di vita attraversano contemporaneamente gli edifici universitari, le strade e le piazze: suoni e saperi in movimento.&lt;br /&gt;L’università diviene metropoli innanzitutto perchè noi portiamo quel che siamo ben oltre l’accademia, perchè il nostro agire- comunicando si spalma sull’intera Bologna.&lt;br /&gt;Su Bologna, sempre più cara e meno accessibile per i portafogli di chi attraversandola ne costituisce la ricchezza materiale e immateriale, per il prisma del precariato metropolitano.&lt;br /&gt;La Bologna delle politiche di “sicurezza”, ovvero il tentativo di operare una elezione tra le forme di vita, una frattura tra i flussi espressivi e i corpi in movimento che innervano lo spazio metropolitano: le retoriche della sicurezza, del degrado e della legalità costituiscono il piano della legittimazione politica degli sgomberi dei centri sociali, della&lt;br /&gt;militarizzazione degli spazi pubblici, dei tentativi di disciplinare comportamenti e forme dello stare insieme. stiamo assistendo ad un processo di affermazione strutturale di un paradigma di controllo del lavoro vivo costruito attorno alla precarizzazione delle esistenze, a dispositivi di accesso differenziali alla cittadinanza e alla gerarchizzazione&lt;br /&gt;delle forme di vita metropolitane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che fare?&lt;br /&gt;Pensare la metropoli come unità di produzione significa mettere al centro&lt;br /&gt;della  ricerca politica da un lato la tensione che si dà costantemente tra le pratiche di sperimentazione espressiva, singolari e collettive, e i dispositivi del controllo sociale; e dall’altro agire quella contraddizione che vede sempre più il capitale divenire rendita e il lavoro unico protagonista della produzione metropolitana.&lt;br /&gt;Partiamo da noi, dal nostro “essere ibridi”, studenti e precari, lavoratori della creazione e produttori di valore. Dalle potenzialità della nostra cooperazione.&lt;br /&gt;costruiamo politica dentro e contro l’università dei numeri chiusi, decostruendo dispositivi di inclusione differenziale, di selezione e di gerarchizzazione della forza-lavoro cognitiva. praticare autoformazione nelle facoltà e nella metropoli significa&lt;br /&gt;istituire territori di autogestione e di decisione comune: affermare l’autonomia del sapere-vivo.    Costruire autonomia significa anche lottare per il libero accesso ai saperi,&lt;br /&gt;alle tecnologie, alle reti comunicative metropolitane. Uscire dal ricatto economico, reclamare reddito. attorno alle tematiche del reddito e della riappropriazione è oggi più che mai importante riuscire a dislocare il terreno strategico dei conflitti metropolitani.&lt;br /&gt;I centri sociali, le reti di inchiesta e di autoformazione, gli spazi autogestiti nelle facoltà sono risorse preziose per ricominciare a costruire con-ricerca metropolitana e prassi politica all’altezza della  metamorfosi qualitativa del lavoro e della composizione di classe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero che questo sguardo sulla metropoli possa incrociare altri sguardi,&lt;br /&gt;sicuro che costruire connessioni significa mettere al centro il comune, come condizione di possibilità e allo stesso tempo posta in palio della  soggettivazione politica, tradurne la potenza produttiva in pratica della     sovversione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/825671952251101190-8910048862384351531?l=preprint01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://preprint01.blogspot.com/feeds/8910048862384351531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=825671952251101190&amp;postID=8910048862384351531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/8910048862384351531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/8910048862384351531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://preprint01.blogspot.com/2007/11/bologna-vista-da-via-zamboni_20.html' title='Bologna vista da via Zamboni'/><author><name>PrePrint</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12366782453684261455</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NJwJaUFmU2U/R0NpH8zbbOI/AAAAAAAAAB0/yIvMZ3EyJcw/s72-c/passiblog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-825671952251101190.post-4781945056956580516</id><published>2007-11-20T00:00:00.000-08:00</published><updated>2007-11-20T15:06:36.193-08:00</updated><title type='text'>Paura e desiderio della metropoli</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_NJwJaUFmU2U/R0NmmMzbbNI/AAAAAAAAABc/nxYBE8cEpJo/s1600-h/donna+bianca.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_NJwJaUFmU2U/R0NmmMzbbNI/AAAAAAAAABc/nxYBE8cEpJo/s400/donna+bianca.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135060806590491858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’anonimato, l’indifferenza reciproca, la coesistenza di esperienze, culture e mondi:&lt;br /&gt;È questo che ci attira nella metropoli. La possibilità che essa offre agli individui di farsi la propria vita, al di fuori dello spazio disciplinato della comunità, della famiglia, della provincia asfissiante.&lt;br /&gt;Lo spazio urbano accoglie tra le sue infinite pieghe e smagliature, tutte le vite     queer, diverse, eccentriche, con le sue promesse di incontri, di piaceri, di potenzialità latenti.&lt;br /&gt;L’identità della metropoli non può che essere ibrida e multipla, almeno superficialmente, se vuole trattenere le diversità che la costruiscono alimentando la sua accumulazione di ricchezza e rendita. Le soggettività desideranti sono la  materia prima della produzione sociale e culturale.&lt;br /&gt;Al tempo stesso la tenuta di questo coacervo ingovernabile è sempre in divenire.&lt;br /&gt;L’economia desiderante della metropoli è complessa e sfugge continuamente al controllo politico in ogni punto,  come alla rappresentanza e alla rappresentazione unitarie. Si producono soggettivazioni politiche, insubordinazioni radicali, e le figure della produzione materiale e immateriale si sottraggono, si sollevano, rivendicano la loro quota di produzione sociale, in termini di redistribuzione di reddito, potere e cittadinanza reale. I dispositivi economici, sociali, culturali, sessuali e le regolazioni dei flussi, devono garantire lo sfruttamento e il controllo e sono costretti&lt;br /&gt;a rimodularsi continuamente, per evitare il punto di rottura.&lt;br /&gt;Visto da una prospettiva gay-lesbica-trans, lo spazio metropolitano è l’unico abitabile, vivibile, attraversabile. È qui, dove flussi sociali, esperienze e desideri producono interazioni nuove, pulsano, si scontrano, cortocircuitano, consentendo ribaltamenti e inversioni temporanee, che il dispositivo di sessualità si rimodula e si costituiscono nuovi corpi, generi, sessualità, forme di vita e affetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso, però che la città, questa città in particolare, incarni il desiderio della metropoli per le vite gay, lesbiche e trans e le individualità non conformi.&lt;br /&gt;Negli anni settanta Bologna ha aperto in forma esemplare la questione della soggettività individuale e collettiva come eccedenza di desiderio: di un desiderio aperto sull’intera società, come possibilità di trasformazione di sé e del mondo.&lt;br /&gt;Il rifiuto dei  saperi, dei ruoli sociali e sessuali imposti, furono al centro di un decennio che mandò in crisi un modo di produzione del soggetto, una forma di vita normativa. Per alcuni era la disciplina di fabbrica, per altri l’organizzazione gerarchica dei   saperi, per alcune la famiglia patriarcale e il matrimonio, per altri l’eterosessualità obbligatoria.&lt;br /&gt;Dopo la rottura culminata nel ’77, la reazione sedentaria, identitaria, proprietaria, ha isolato il movimento desiderante e desertificato la città, reimponendo il modello coeso e laborioso dell’Emilia rossa.&lt;br /&gt;Il movimento, anche gay-lesbico-trans-queer, è tornato sottotraccia o negli spazi concessi, lasciando sul territorio l’esperienza di  una sperimentazione libera che ha perlomeno ampliato le forme di identità sociale e sessuale vivibili.&lt;br /&gt;Ma non si è certo interrotto, nella metropoli desiderante, il lavorio quotidiano di    decostruzione degli immaginari dominanti e di affermazione di nuovi stili di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora oggi, la coesistenza di una intellettualità diffusa, attorno all’università e alla produzione artistica e culturale, la dimensione di ricerca che le caratterizza, consentono una sperimentazione individuale e collettiva che è incitata, o almeno contenuta e tollerata entro certi margini.&lt;br /&gt;Il limite è fissato di volta in volta dalle capacità di riassorbimento e messa a sistema: una comunità gay-lesbo-trans è tollerata nella misura in cui si mette in fila nei luoghi preposti alla sua circolazione (circoli, saune, discoteche); una certa fauna metropolitana   finchè si limita a vivacizzare la scena artistica, senza attaccare il sistema culturale; le aggregazioni studentesche saranno riconducibili ai percorsi di ricerca accademici o all’industria culturale e dell’informazione; la presenza migrante funziona come forza lavoro a basso costo, senza pretendere di alterare l’identità bianca e cattolica della città; tutte insieme queste e altre figure competono sul mercato degli affitti e delle agenzie interinali.&lt;br /&gt;Persino alcune forme di autogestione  radicale dello spazio, come i centri sociali, hanno funzionato talvolta come serbatoi di contenimento dei bisogni giovanili e nicchie di incubazione di nuove tendenze e stili di vita, da testare successivamente sul mercato. Infine, i mercati illegali e sommersi: dagli affitti in nero, allo spaccio di droga, allo sfruttamento della prostituzione, ad alimentare l’altra faccia, intrecciata e complementare a quella pulita dell’economia cittadina.&lt;br /&gt;Nell’attuale crisi di Bologna, questo equilibrio flessibile si è rotto, ha prevalso la tentazione di governare con la paura, strumento solitamente utilizzato per ricondurre all’ordine settori sociali insubordinati, scagliandovi contro la cittadinanza intera.&lt;br /&gt;Oggi, la contrazione dello spazio urbano avviene, più che per una spinta dal basso da contenere, per l’esaurirsi di quel modello emiliano già presagita dal ‘77  e per l’incapacità del ceto politico di leggere il volto della metropoli che cambia, attraversata da flussi globali.&lt;br /&gt;La torsione securitaria, prodotta dall’irrigidimento isterico del potere,  scatena e cavalca le inquietudini e le paure profonde di tutti.&lt;br /&gt;La paura della metropoli, di diventare metropoli, la richiesta di ripristinare un ordine, una sicurezza, un’identità perdute, vengono incitate e alimentate, fingendo di non sapere che non si può tornare indietro, a una immagine da cartolina anni cinquanta.&lt;br /&gt;Improvvisamente, l’indifferenza e l’estraneità di tutti a tutti diventano paura dell’altro, dell’estraneo, del diverso che mi invade, mi aggredisce, mi deruba o, quantomeno, mi disturba con la sua presenza inappropriata. In un gioco di specchi deformanti per cui, ad esempio, la comunità gay è additata come minaccia alla tradizionale identità della città , e al contempo, assieme alla libertà femminile, usata come feticcio democratico, contro l’integralismo islamico presunto dei migranti.&lt;br /&gt;La spinta  securitaria ha il respiro corto e finisce presto per  r cortocircuitare gli stessi flussi produttivi capitalistici. Come è accaduto in alcune cittadine americane che, dopo un paio d’anni di politiche di tolleranza zero contro i clandestini messicani, hanno invertito la tendenza, per la crisi economica che la loro espulsione aveva innescato.&lt;br /&gt;La città in cui  precariamente viviamo e produciamo, non può adattarsi a lungo sotto  questa maschera da strapaese di provincia, con sindaco, prefetto e vescovo in processione dietro l’icona della beata vergine.&lt;br /&gt;Meglio agire subito e approfittare di questo vuoto di immaginario, per guardare oltre la grottesca parata del folklore cittadino e provare a intravedere la metropoli a venire,&lt;br /&gt;aprendo il laboratorio del conflitto per la sua costituzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/825671952251101190-4781945056956580516?l=preprint01.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://preprint01.blogspot.com/feeds/4781945056956580516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=825671952251101190&amp;postID=4781945056956580516' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/4781945056956580516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/825671952251101190/posts/default/4781945056956580516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://preprint01.blogspot.com/2007/11/paura-e-desiderio-della-metropoli.html' title='Paura e desiderio della metropoli'/><author><name>PrePrint</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12366782453684261455</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NJwJaUFmU2U/R0NmmMzbbNI/AAAAAAAAABc/nxYBE8cEpJo/s72-c/donna+bianca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
